Perché ho scelto Tedesco «Ho accettato Alberto Tedesco in giunta perché era una delle personalità di spicco della politica pugliese, era considerato "un cavallo di razza", non era accompagnato da nessun tipo di ombra e quando c'è stata la prima agenzia che ipotizzava la possibilità che fosse indagato, Tedesco correttamente si è presentato da me dopo un'ora con la lettera di dimissioni e dopo due ore c'era un nuovo assessore alla sanità». Lo ha detto a Sky Tg24 il presidente di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola nel corso de «L'intervista» di Maria Latella. «Da parte mia parlare di chi è stato un mio collaboratore e oggi deve rispondere di molteplici capi d'imputazione di fronte alla giustizia credo sia un po' complicato. Ho il dovere di aspettare quale sarà l'accertamento della verità. Sono molto curioso -ha concluso Vendola- di conoscere la verità».
La nomina di Sardelli - E a proposito della nomina a primario del professor Paolo Sardelli: «Sono al centro dell'attenzione non perché vince il concorso qualcuno raccomandato, qualcuno che è un somaro o un parente o qualcuno legato alla mia corrente politica. Ha vinto il concorso il più bravo. È davvero stravagante quello che accade». «Ho tre vicende giudiziarie: questa volta sono indagato perché avrei fatto pressioni per far vincere chi è giudicato unanimemente uno dei luminari nel nostro Paese e in Europa perché ha costruito, in un ospedale di frontiera come è il San Paolo di Bari, un reparto considerato il terzo di eccellenza nel nostro paese. Il fatto che il professor Sardelli era di un ambiente di centrodestra, che non fosse mio amico, che non lo conoscessi non sono state ragioni sufficienti per escluderlo; anzi per me conta il merito, la qualità».
Il rapporto con l'autorità giudiziaria «Sono sereno -ha aggiunto Vendola- penso che una persona potente debba avere ossequio nei confronti di chi esercita il controllo di legalità. Non invoco nessun criterio particolare e non evoco complotti, ma penso di poter spiegare perché il mio comportamento è stato sempre trasparente. Nella mia vita quand'anche io mi sentissi ingiustamente aggredito - ha spiegato Vendola - non direi mai una parola contro l'autorità giudiziaria perché ho gli strumenti per difendermi nelle sedi appropriate. Io - ha aggiunto - non evoco complotti e sono sereno perché posso spiegare il mio comportamento».
La sanità E a proposito del mondo della sanità più in generale il presidente Vendola ha detto che «girano troppi soldi, gli ospedali sono come dei casinò. È un sistema in cui la frammentazione dell'organizzazione sanitaria produce la polverizzazione dei flussi di spesa. È difficile controllare quello che accade. Il sistema sanitario è come una flotta di sommergibili che procedono negli abissi, noi avremmo il compito di farli emergere alla superficie per poterli controllare ma c'è un modello di governo della sanità che è demenziale, per metà manageriale e per metà politico. È un ibrido mostruoso».
La sanità pugliese Riferendosi poi alle inchieste sul malaffare nella sanità pugliese Vendola ha aggiunto: «La magistratura si occupa dei reati, la politica si deve occupare di rispondere politicamente alla questione morale, io l'ho fatto. L'ho fatto, quando le inchieste si sono sviluppate, azzerando la mia Giunta e l'ho fatto anche promuovendo un modello di selezione del management sanitario che è d'avanguardia oggi in Italia, cioè prendere una platea di aventi titoli e sottoporli a un anno di formazione e selezione, con qualcuno molto autorevole che controlla come vengono scelti».
Don Verzè Infine a proposito di Don Verzè, Vendola ha detto: «Mi sono pentito di aver avuto rapporti con lui». Il progetto di costruire a Taranto, una delle città maggiormente inquinate in Italia, un polo medico di eccellenza, gli ha fatto toccare con mano «quanto fosse disastrata l'organizzazione della sanità in una delle città più assediate dalla malattia, come Taranto. L'idea era quella di poter costruire un centro di grande eccellenza con il San Raffaele di Milano che, prima di questo tsunami giudiziario, appariva come il numero uno».
Parole chiave: vendola, tedesco, don Verzè, sanità
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