La crisi si abbatte anche sui non autosufficienti

di Francesca Mongelli mercoledì, 18 aprile 2012 ore 14:06
Con la legge regionale n. 19 del 2006, la relazione e il domicilio della cura e dell'assistenza stanno diventando la risposta più alta alla disabilità, garantendo tutela della dignità

Forum sulla non autosufficienza

Bari - La non autosufficienza rappresenta e ha rappresentato oggi, durante il workshop tenutosi a villa Romanazzi Carducci, un momento di grande riflessione e coesione sociale.

Gli Enti non possono permettere che la crescita delle disuguaglianze conduca ad una diminuzione dei diritti e della dignità. La crisi però c'è e va riconosciuta anche nell'ambito dell'assistenza socio-sanitaria. "Oggi esiste un vero e proprio patto tra la famiglia e l'ente locale" ha dichiarato Ludovico Abbaticchio, assessore comunale al Welfare, "anche se l'aiuto è concesso solo a chi è più povero". Ed è disarmante l'ambivalenza di questa crisi che contemporaneamente riduce le risorse e aumenta il fabbisogno di servizi.

"La cultura della libertà e della modernità nel '900 ha portato alla presa di coscienza che la malattia non fosse una colpa. Siamo appena usciti dalla condizione di liberare i nostri figli con handicap dai nascondigli, siamo arrivati all'epoca in cui domina il diritto di avere diritto" secondo Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, "tutto questo ha permesso addirittura di cambiare e ampliare il vocabolario, ma lo stesso non si può dire per le politiche concrete: oggi non non diciamo più handicappato ma parliamo di persona con disabilità o persona diversamente abile. Purtroppo però tali soggetti oggi stanno rischiando di tornare nel baratro, siamo in un paese in cui il fondo per la non autosufficienza è stato azzerato, ci sarebbe voluto uno sciopero generale".

Le non autosufficienze dovrebbero diventare delle sfide per la medicina e la farmacologia e non uno strumento per fare profitto. "Siamo di fronte al rischio della morte dell'Europa del Welfare e una società senza Welfare è una società più povera. Il welfare in Italia negli ultimi vent'anni è stato rappresentato come il luogo dello spreco, della dissipazione delle risorse pubbliche, perché oggi ciò che appartiene all'ambito dei diritti universali dei cittadini sta diventando un lusso che i cittadini possono permettersi solo se hanno il portafoglio pieno; è chiaro dunque che investire privatamente in ciò che fino ad oggi è un diritto significa impoverire socialmente quei ceti che guadagnando diritti han guadagnato reddito e sono stati anche produttori di ossigenazione del mercato economico. Se muore il welfare non c'è più l'Europa. I soggetti di cui parliamo torneranno comodi come capri espiatori, con una facile caccia alle persone più deboli, secondo un'ideologia che fa capo alla 'normalità'" ha tristemente concluso il nostro presidente di regione.

Si può solo sperare che la modernità che guarda agli esseri umani possa tornare al centro delle politiche pubbliche, a scapito di quella opposta che guarda solo al mercato.

"In Puglia grazie anche all'attuazione della  robusta legge n. 19 del 2006, la relazione e il domicilio della cura e dell'assistenza, anche con l'ausilio delle nuove tecnologie, stanno diventando la risposta più alta alla richiesta della tutela della dignità e del benessere delle donne e degli uomini, per garantire la qualità della vita, le pari opportunità, la non discriminazione e i diritti di cittadinanza, operando per prevenire, eliminare o ridurre gli ostacoli alla piena inclusione sociale derivante da condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociale e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione" ha sentenziato Elena Gentile, assessore regionale al Welfare.

Attribuzione - Non opere derivate

   

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