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Attualita'
domenica, 3 luglio 2011 ore 23:51
Io ti uccido in nome dell'amianto
La battaglia tra la vita e il profitto non ha un esito scontato
di Giuseppe Milano

Bari - “Quanto vale la vita di un uomo? Vale certamente meno del profitto”. È con questo incipit perentorio  che l'On. Pierfelice Zazzera ha avviato la sua relazione nel convegno “Il nesso di causalità nelle patologie asbesto correlate”, svoltosi presso la Sala Consiliare del Comune di Bari, promosso dalla webrivista “Ambiente e Ambienti”. E al quale hanno partecipato anche Ezio Bonanni, coordinatore nazionale dell'Osservatorio Nazionale Amianto (O.N.A.); Roberto Aprile, coordinatore ONA per la Provincia di Brindisi; Emanuela Sborgia, dirigente ONA; Gaetano Veneto, ordinario di Diritto del Lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza di Bari. Hanno portato il saluto, per il Comune di Bari e per la Provincia, rispettivamente il capogruppo dell'idv Angelo Tomasicchio e l'assessore alla legalità Vito Perrelli.  
L'onorevole dipietrista, poi, nel denunciare le “vicende Ilva, Bridgestone, Barilla”, ha da un lato duramente criticato questo Governo e il Ministro Tremonti sia per l'incapacità di investire concretamente nell'ambiente sia nel voler addirittura abolire l'art. 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa; dall'altro ha condannato quel potere economico verso il quale spesso si è stati e si continua ad essere “collusi e conniventi” che non consente alcuna proficua e reale relazione tra “lavoro, salute ed ambiente” proprio perché l'unica ontologia a cui risponde è quella finanziaria.
Ezio Bonanni ha ricordato, cronologicamente, come il problema dell’amianto, in questo Paese, sia vecchio quasi come l'Unità d'Italia: infatti, già nel 1906, fu intentata una prima causa penale a Torino contro i proprietari della cava di Balangero; nel 1930 il ricercatore statunitense Martin Gardner stabilì scientificamente il nesso di causalità tra esposizione, malattia e morte di lavoratori, ma i suoi studi furono censurati negli Usa; nel 1945 la nocività dell’amianto venne conclamata per alte concentrazioni di esposizione, mentre fu con una successiva ricerca che si accertò la nocività anche a basse concentrazioni. Questi studi hanno visto, purtroppo, effettivamente la luce solo negli anni '80, dopo quasi quarant'anni di occultamento: è ormai opinione diffusa che se fossero stati resi pubblici molto prima avrebbero certamente contribuito a salvare non poche vite umane. In nome pure di quella “religiosità naturale” invocata dal Pontefice lo scorso 27 aprile e per la quale bisogna salvaguardare il dono della vita umana, contro il pericolo dell'amianto, per non compromettere le future generazioni.
“La Corte dei Conti ha condannato non pochi Enti Locali per danno ambientale” - tuona Gaetano Veneto – “a dimostrazione di come la nostra giurisprudenza preveda da tempo [con l'art. 2087 del Codice Civile, con l'art. 32 della Costituzione] tutele importanti per i lavoratori e per la loro salute”, ma questi principi raramente sono stati rispettati, agendo, seppure, puntualmente soltanto a tragedie plurime avvenute. Non occorrono necessariamente nuove norme o nuovi “testi unici” (come quello sulla sicurezza nei luoghi di lavoro) se poi, peraltro, la legalità resta un ideale per cittadini irrealisti, ma – suggerisce ancora l'ordinario di Diritto del Lavoro – sarebbe molto più utile sia lavorare culturalmente sulla prevenzione (visto che poche fibre di amianto, una volte inalate, bastano ad uccidere di mesotelioma) sia auspicare da parte della politica e della stampa una attenzione maggiore, più coerente e più costante che contribuisca a creare una opinione pubblica e una cittadinanza più informata e consapevole, rispetto al pericolo in corso.
Perché l'amianto non guarda in faccia a nessuno e non fa distinzione tra ricchi e poveri, tra giovani ed anziani, tra belli e brutti. È un “serial killer” crudele ed impietoso: se ci punta come obiettivo, siamo spacciati. L'unica salvezza è, oltre alla bonifica dei luoghi contaminati (come si sta cercando di fare del resto a Bari), forse, proprio la conoscenza e l'informazione. Oltre ad una buonissima dose di coraggio e di speranza. Perché con la rassegnazione siamo già morti. Con lo sconforto l'amianto vincerebbe la partita ancora più facilmente. E noi, anche grazie alla ricerca medica, non possiamo permetterci di non giocarla neanche. Forza.  

Attibuzione - Non commerciale

   

 

Parole chiave: amianto, asbesto, mesotelioma pleurico,

 






 

04.07.11 | 00:35

"Data la nocività dell’amianto, è indispensabile e urgente eliminarlo completamente dall’ambiente umano. In Europa, è stata creata una tragedia di immense proporzioni a causa dell’uso industriale dell’amianto. Come conseguenza, sono già avvenute centinaia di migliaia di morti. Si tratta di un dato sottostimato, poiché le informazioni su questa tragedia umanitaria sono tragicamente incomplete. Attualmente l’epidemia di malattie causate dall’amianto si è estesa ai paesi in via di sviluppo, che stanno continuando ad usare amianto. L’esistenza di un doppio standard tra paesi industrializzati e in via di industrializzazione è eticamente ingiustificabile e moralmente corrotta. Vi è un imperativo morale ad avviare iniziative di tipo medico e scientifico per prevenire l’insorgenza di malattie causate dall’amianto. Molti cittadini sono a rischio di malattie, a causa della presenza di fibre mortali nei loro polmoni. La ricerca che riguardi la prevenzione deve avere la più elevata priorità. E’ necessario pervenire ad una strategia che riguardi la diagnosi precoce e protocolli terapeutici (per asbestosi e tumori causati dall’amianto) e che questa venga costantemente aggiornata." E' uno stralcio della dichiarazione finale in occasione della 6a giornata mondiale delle vittime dell'amianto tenutasi quest'anno a Casale Monferrato,cui abbiamo partecipato come Associazione Familiari Vittime Amianto di Bari. La sensibilizzazone degli effetti patologici dell'amianto insieme ad una informazione obiettiva e non allarmistica serve meglio a conoscere questo subdolo "killer" cui le istituzioni devono dare risposte risolutive che devono passare attraverso la bonifica e l'eliminazione negli ambienti,i risarcimenti per le persone coinvolte indipendentemente dal tipo di esposizione professionale o ambientale che sia e non per ultimo il finanziamento per la sorveglianza e la ricerca medica.

di Mendola Lillo

 

 

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