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Attualita'
venerdì, 28 ottobre 2011 ore 00:01
"Italie", viaggio nella Puglia di eccellenze e contraddizioni
Al Petruzzelli De Bortoli dialoga con istituzioni e imprenditori. Buone intenzioni ma il Paese reale ancora piange
Emiliano, Vendola e De Bortoli

Bari - Un giro d'Italia, o meglio di "Italie", per analizzare i diversi microcosmi che compongono lo stivale. Con quete intenzioni Corriere della Sera e Monte dei Paschi di Siena stanno battendo in lungo e in largo la nazione con il loro "Italie", con tanto di tappa barese in una fresca serata al Petruzzelli. Sul palco, istituzioni e imprenditori hanno raccontato la Puglia di questi anni e affermato che "Un altro Sud è possibile", come da titolo del convegno, moderati dal direttore del quotidiano di via Solferino, Ferruccio De Bortoli.

I dati del 2010 sono positivi per la regione, ancor di più aggiornandoli ai primi nove mesi del 2011 (secondo le cifre snocciolate da Vendola nel suo intervento): export in crescita (+22%) e disoccupazione in calo (11,6%, con 49.000 nuovi occupati) fanno della Puglia una realtà in controtendenza rispetto al resto del Paese. Le parole d'ordine sono state: "fiducia", "giovani", "internazionalizzazione", più volte ripetute dagli ospiti. Da Gianfranco Viesti, presidente della Fiera, secondo cui il futuro può essere positivo solo se si punta su donne e giovani, mettendoli al lavoro e puntando sulle loro imprenditorialità («quarant'anni fa la Puglia era una miniera di braccia; ora lo è di eccellenza e cervelli»), e se si pensa al federalismo come opportunità per costruire una capitale di crescita del mezzogiorno; da Angela D'Onghia, ad di "Nocese manifatture", ancora convinta della potenza del made in Italy, «autentico stile di vita», e della bontà di un'«internazionalizzazione senza esternalizzare il lavoro», così come ha ribadito Pino Lerario, titolare della "Confezioni Lerario", un marchio «tutto made in Martina Franca», secondo cui, però, molti giovani messi davanti al lavoro artigianale non si fanno trovare pronti alla "fatica". Curioso e atteso è stato anche il contributo di Pasquale Natuzzi, leader del mobile imbottito, diviso tra gli entusiasmi dei mercati cinesi e sudamericani e le depressioni di quello statunitense. «C'è di preoccuparsi - secondo il gigante del divano - se dal 2000 al 2010 l'azienda ha perso 295 milioni di euro. Eppure non abbiamo lasciato nessuno a casa». Un'affermazione particolare, se si pensa che solo a settembre il gruppo ha chiesto altri 24 mesi di cassa integrazione per quasi 1.300 dipendenti (pur in calo rispetto ai 1.540 del 2009). Il vero problema principale è quello di una globalizzazione velocizzata ma mai davvero gestita: «Non si possono accogliere nel mercato Paesi a bassissimo costo di manodopera: il manifatturiero non può competere».

Ma per sostenere gli investimenti anche la Natuzzi non ha disdegnato l'apertura di stabilimenti in estremo Oriente e Romania.
Francesco Schittulli, presidente della Provincia, e Antonio Marino, vicedirettore generale di Montepaschi, hanno individuato nelle carenze infrastrutturali le maggiori criticità della regione, unite all'incapacità di commercializzare il proprio prodotto, dal turismo ai beni materiali (per Schittulli), e alla presenza dei distretti industriali, capaci di assorbire le congiunture negative dei mercati (secondo Marino), ma forse non di aumentare la crescita. Il credito elargito dalle banche in Puglia, ancora, è più di sostentamento piuttosto che di investimento, anche se i fondi per il medio credito hanno regalato ottime performance.
Il sindaco di Bari Emiliano e il governatore Vendola hanno gonfiato il petto a più riprese per i risultati ottenuti dai loro Enti, puntando però il dito contro l'immobilismo e l'inesisteza del Governo centrale, senza sottrarsi dalle responsabilità del loro schieramento politico: «Noi ci sentiamo pronti - ha chiuso Emiliano - ma il centrosinistra non lo è: non abbiamo una guida di ricambio rispetto all'attuale esecutivo». Il primo cittadino è orgoglioso di quanto fatto: «abbiamo pagato i debiti del passato e nessuno punta più su voti e sostegno della criminalità organizzata. Ora è il momento dei sogni e delle idee degli imprenditori. Non possono chiedere ai sindaci cosa fare per lavorare, ma proporre: noi dobbiamo solo non creare loro ostacoli».

Anche le lamentate mancanze infrastrutturali sono state rimandate al mittente, presentando i risultati positivi di porti, aeroporti (il cui traffico è in fortissimo aumento con l'apertura alle rotte low cost) e treni («i pendolari di oggi - per Vendola - possono sentirsi in Europa. Ai miei tempi ci si poteva sentire solo sardine»). Una lunga lista di successi ha segnato il contributo del presidente della Regione, dalla legge anti diossina, con un occhio di riguardo all'Ilva di Taranto («per impedire la follia di un referendum sulla sua chiusura»), al modello di bonifica Enichem a Manfredonia, al piano di assetto idrogeologico, alla riqualificazione del mondo agricolo secondo le richieste di mercato e non con la chiusura lobbistica del passato, in concerto con le università (citando i successi di olio o del primitivo di Manduria). Per Emiliano e Vendola tutti i soldi a disposizione sono stati investiti per aiutare i giovani, in formazione o per aumentarne la potenzialità imprenditoriale. Il male assoluto si trova nella mancanza di un interlocutore forte a Roma: «la fuga degli investitori cinesi da Taranto è drammatica, perché - per Vendola - la mancanza di un'autentica modernizzazione fa sì che sia meglio per loro raggiungere il porto di Rotterdam, più lontano ma più conveniente».
Insomma, un elenco di eccellenze e buone pratiche di istituzioni e industriali, in una sorta di fiera delle buone intenzioni. Eppure i risultati importanti raggiunti non impediscono che la Puglia soffra ancora di povertà e mancanze sociali quasi doppie rispetto alle medie nazionali. L'elitè regionale sul palco e in platea, una volta uscita dal Petruzzelli, lo tenga a mente.

Attibuzione - Non commerciale

   

 

Parole chiave: Emiliano, Vendola, De Bortoli, Puglia,

 






 

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