Liliana Ventricelli: "Onorevole? Prima bisogna vincere le elezioni."

di Antonella Ardito mercoledý, 2 gennaio 2013 ore 14:41

Il sogno di una vita è diventare Presidente della Repubblica: conosciamo meglio la giovane candidata del Partito democratico

Pierpaolo Treglia, Liliana Ventricelli, Pasquale Cotrufo

Bari - Ha accanto i suoi angeli custodi, il segretario regionale dei Giovani Democratici Pierpaolo Treglia e il coordinatore provinciale Pasquale Cotrufo. Liliana Ventricelli, la candidata più suffragata di Terra di Bari con 3612 preferenze, compirà 27 anni tra dieci giorni: un esame alla laurea in Giurisprudenza e un impegno nella giovanile del Partito democratico datato 2008, iniziato nella sua città d’origine, Altamura. Capelli castano scuro e un sorriso sincero, Liliana rispiega e sottolinea il senso della sua candidatura, partecipata da tutti i Giovani Democratici: “Nei comuni della Provincia di Bari ci sono giovani amministratori del Pd eletti, giovani segretari di circolo (under 39 si intende ndr). Abbiamo tutti insieme incontrato gli iscritti al Pd e raccontato la nostra idea di politica”. Per Liliana è naturale utilizzare il noi non come plurale majestatis ma come segno di una candidatura che rappresenta una pluralità di idee e di anime: “Per le primarie del parlamentari volevamo esprimere una candidatura alternativa al baricentrismo ma adesso inizia la vera sfida, vincere le elezioni di febbraio. Ma voglio chiarire che non abbiamo fatto ticket con nessun candidato maschile per raccogliere consenso e voti. Abbiamo raccontato quello che volevamo fare e raccolto così voti di aree del partito differenti”.

Ma per conoscere meglio Liliana Ventricelli abbiamo voluto farle qualche domanda in più.

Sei il vero volto nuovo nel panorama politico non solo locale: ma come ti immagini la politica declinata secondo un’ottica under 40?
Io immagino un gruppo di ragazzi che si mette a disposizione del territorio, un gruppo di ragazzi che ha lavorato tantissimo in questi anni, che non si improvvisa a far politica, che ha militato nelle sezioni, che ha tenuto in vita i circoli, che ha fatto volantinaggio, ha fatto convegni e feste democratiche, che ha affrontato i temi. Con tutti i limiti certo legati alla nostra età: il rinnovamento della classe dirigente è necessario ma la continuità delle esperienze serve, non si abbandona tutto quello che è stato.


Quando domenica notte i tuoi amici ti hanno accolto felici in via Re David con un coro “La Nostra Onorevole” tu a cosa hai pensato?
Non c’è ancora nessun onorevole, abbiamo solo vinto le primarie, dobbiamo vincere le elezioni: io sento questa responsabilità di tutta l’organizzazione giovanile, della mia città e della provincia. Non ci si improvvisa parlamentari della Repubblica Italiana. I prossimi mesi saranno duri: servirà studiare, rimanere uniti per gestire tutto quello che ci attende.


Sei stata tra i promotori del coordinamento barese della RUN, un’associazione universitaria nazionale, ma a Bari nei fatti manca ormai una politica forte di sinistra, lo abbiamo visto con le ultime elezioni nell’Ateneo barese. Come spieghi questa distanza tra la giovanile del Partito democratico e un naturale alveo di crescita della politica dei giovani come può essere l’Università?
Molti ragazzi vedono la politica universitaria come una perdita di tempo. La RUN ha espresso suoi candidati ma bisogna tornare a parlare agli studenti che non credono nella politica anche per farli interessare alle problematiche dei propri territori. Anche con la mia candidatura c’è la speranza di cambiare qualcosa, di rompere gli schemi.

Tu hai il tuo primato provinciale alle primarie da far valere nella composizione del listino su base regionale alla Camera dei Deputati: come imposterai il tuo ruolo quando ti ritroverai al tavolo con over 50, magari anche infastiditi dalla vittoria di una persona nuova?
Io mi ritengo fortunata, in queste primarie ci sono altri giovani democratici che hanno vinto: insieme a loro al segretario nazionale Raciti dobbiamo costruire un progetto e dimostrare di essere seri e competenti. Non dovremo solo puntare i piedi ma avere una posizione che abbia il suo peso.

Su base provinciale tu sei la prima eletta mentre l’altra donna che è praticamente certa di elezione è al sesto posto ma è completamente diversa da te. E’ la deputata uscente Giusi Servodio, classe 1950. Come spieghi queste differenze? C’erano anche altre donne in lista, non giovanissime come te, con profili differenti, che non ce l’hanno fatta.
Nel Partito democratico c’è pluralità: ci sono le vie di mezzo, tra gli uomini ad esempio ci sono tanti quarantenni. L’elettorato è differente, va tutto rappresentato, non solo il mondo dei ragazzi.

Ti ha dato fastidio essere associata ad un deputato uscente (Ginefra ndr)? I candidati maschi ti hanno corteggiata?
MI ha fatto piacere che molti candiati maschili volessero sostenermi. Molte persone, iscritti, che abbiamo incontrato e avevano già in mente un candidato uomo, si sono dimostrati disponibili a votare anche per me.

Non hai paura di essere stata sottovalutata dagli uomini? Magari qualcuno ha pensato furbamente “prendiamo con Liliana i voti della giovanile”.
Molti candidati conoscevano me e tutta la forza dell’organizzazione giovanile. Nessuno ha dubitato dell’impegno dei Giovani democratici. Certo il risultato ha sorpreso anche noi ma non siamo partiti come perdenti. Pensavamo di arrivare al quarto, quinto posto: ma noi abbiamo costruito bene.

A cosa dirai di NO?
A tutto ciò che non mi sembrerà moralmente giusto. Naturalmente mi farò consigliare dalle persone che mi sono state vicine in questo periodo.

Il tuo primo proposito appena eletta?
Trasparenza e buona politica, abolizione delle province e dimezzamento del numero dei parlamentari. C’è tanto da fare.

E il tuo sogno vero, a parte la laurea?
Chi mi conosce da una vita lo sa: diventare il primo Presidente della Repubblica donna.

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