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UniversitÓ e scuola
lunedý, 4 giugno 2012 ore 18:05
UniversitÓ, il "salto d'appello" non esiste

Il Preside Di Rienzo assicura: "Siamo pur sempre giuristi! Il salto d'appello non può essere imposto, perché non regolamentato"

Risposta del garante degli studenti alla lettera di Gianmatteo Vulcano
di Margherita De Quarto

Bari - Proprio nei giorni in cui il Ministro Francesco Profumo annuncia le sue linee guida sulla prossima riforma scolastica, nell’Ateneo "Aldo Moro" di Bari si apre una nuova sessione di esami. E se da una parte il Ministero parla di meritocrazia e di competitività, dall’altra, nella facoltà di Giurisprudenza in particolare, si parla di rigore.

Come capita in alcune sessioni di esame, gli studenti, in base a quanto riferito da alcuni, sono stati minacciati dalla mannaia del “salto d’appello”: Nel caso in cui lo studente non superi l’esame e la  commissione lo ritenga necessario, può imporgli di non presentarsi all’appello successivo. Un atto che nasce con un decreto regio del 1936, ma che cambia forma con il passare del tempo e delle riforme universitarie. È con la Legge Ruberti del 1989, detta anche “Legge dell’autonomia” che avviene la vera svolta, poiché questa, dettando obiettivi di massima fissati dalle leggi dello Stato, lasciava completa autonomia nell'amministrazione ai singoli Atenei, quindi autonomia finanziaria e statutaria.

Proprio in virtù della suddetta autonomia statutaria, il salto d’appello potrebbe essere applicato solo se previsto dal Regolamento Didattico di Facoltà, o, tutt’al più dal Regolamento Didattico di Ateneo. Quello dell’Ateneo "Aldo Moro" rimanda il compito al Regolamento Didattico di Facoltà, che nel caso di Giurisprudenza, non essendo stato approvato in Senato Accademico, non può ritenersi valido. Dunque, il salto d’appello non è regolamentato.

Non essendo una regola, “non può essere imposto allo studente”. Questo il giudizio finale sulla faccenda del Preside di Giurisprudenza, Massimo Di Rienzo: “Io per primo sono stato accusato di applicare il salto d’appello – afferma Di Rienzo – nella lista dei professori indicatimi da Gianmatteo Vulcano, rappresentante degli studenti in Senato Accademico, ho convocato tutti per accertarmi della faccenda. Lo stesso professor Michele Lobuono – uno fra gli ultimi casi segnalati – mi ha assicurato che non è una pratica da lui utilizzata. A breve parlerò anche con la professoressa Angela Lezza, ma non credo che ci saranno problemi”.

Non è ancora il caso di tirare sospiri di sollievo. Infatti, Di Rienzo non esclude la possibilità che in futuro il salto d’appello venga inserito nel Regolamento Didattico di Dipartimento, “pur tenendo conto – precisa – che ci sono alcune difficoltà strutturali rispetto al passato e cioè che il salto di un appello, con un numero ridotto di sessioni, potrebbe significare dover dare un esame dopo tre mesi”, senza considerare che molte materie, come ad esempio quella della professoressa  Angela Lezza, Istituzioni di diritto privato, sono propedeutiche. Durante l’ultimo appello la professoressa Lezza ha “suggerito” ad alcuni studenti di non presentarsi all’appello successivo. Cosa fare in tal caso? Di Rienzo assicura “che gli studenti vengano a parlare con me. Sarò io, poi, a risolvere la cosa”.

Dall’altra parte c’è la voce di chi da tempo cerca di far rispettare il diritto degli studenti “a sostenere gli esami negli appelli previsti dal  calendario didattico” (art.4 comma 5 Statuto approvato l’11 maggio 2010). “Sono anni che denunciamo il problema  - afferma il Senatore Accademico Gianmatteo Vulcano - e quando sembra che sia risolto, scopriamo che c’è sempre qualche altro professore che lo alimenta. Sembra una guerra destinata a non finire”.

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

 

Parole chiave: Bari, Ateneo Aldo Moro, UniversitÓ degli Studi di Bari, FacoltÓ di Giurisprudenza, Salto d'appello, Preside Massimo Di Rienzo, Senatore Accademico Gianmatteo Vulcano

 






 

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