Libia, imprenditrice barese: "Ho perso tutto. Dietro le rivolte c'è Al Qaeda"

di Antonio Scotti lunedì, 7 marzo 2011 ore 16:40
Intervista a Marisa Marzano, per sei anni in Nord Africa: "Se dovessero arrivare i talebani, il Paese crollerebbe"

BARI - E’emozionata. A tratti commossa. In Libia ci ha lasciato il cuore, conosce tante persone. Sente che un pezzo della sua vita è lì e che non può fare nulla. Marisa Marzano ha 55 anni ed è una imprenditrice barese, per sei anni ha lavorato nel settore del commercio arabo. Nell’ultimo periodo, il suo ramo d’interesse era legato al mondo della moda. L’ultima volta che è stata in Nord Africa era fine gennaio. In pochi giorni, il ritorno in Italia e la perdita del posto di lavoro 
"Sì non ho più nulla, ho perso tutto, non so neanche in che condizioni sia la casa che ho preso in affitto a Tajura. Il mio cuore piange"

Il Paese è nel caos più completo. Gheddafi continua a bombardare i civili, forse solo quando tutto finirà conosceremo l’entità della violenza perpetrata nei confronti della popolazione…
"Guardi vorrei dire subito una cosa: non credo alla versione che sia il popolo ad aver organizzato la ribellione, non sono una esperta di politica estera, ma conoscendo bene quel territorio, credo che ci sia qualcuno di più forte che sta muovendo le acque".

A chi riferisce, ad Al Qaeda?
Sì. 

Quindi ci sta dicendo, che la tesi di Gheddafi è veritiera?
"Non amo Gheddafi, sia chiaro. Però credo anch’io che dietro questa rivoluzione ci sia qualcosa di molto più organizzato di una ribellione di popolo". 

In che condizioni vivevano i libici prima dello scoppio della rivolta?
"I libici non morivano di fame, non stavano affatto male. Non è un Paese ricchissimo come potrebbe, perché Gheddafi e i suoi figli assumono tutti i proventi derivanti dal petrolio. Ma esiste un ceto medio che, almeno dal punto di vista economico, stava molto bene. Basti pensare alla casa e agli incentivi offerti dal rais, che mettevano molte persone nelle condizioni di poter acquistare facilmente una casa". 

Ammetterà però che le libertà civili non fossero allo stesso stato di quelle economiche?
"E’ verissimo ed è per questo che prima o poi la situazione era destinata a crollare". 

Dove si trovava quando sono iniziati i disordini?
"A metà gennaio mi trovavo in Egitto per lavoro. A fine mese sono ritornata in Italia, ma quando ho lasciato l’Egitto, vi assicuro che nessuno pensava che da lì a poco si fosse formato un fronte di mobilitazione così ampio e vasto".

E’ rimasto in contatto con i suoi colleghi?
So che alcuni amici italiani che si trovavano in Egitto per lavoro sono rimasti per una settimana asserragliati in casa prima di poter uscire. Il che ha comportato notevoli problemi, soprattutto per l’approvvigionamento del cibo. La stessa cosa che si verificò a noi in Libia dopo le affermazioni del ministro Calderoni su Maometto.

Cosa accadde?
La Farnesina ci contattò chiedendoci se volevamo rientrare, ma io non volli. Rimanemmo qualche giorno rinchiusi in casa, ma con una collaborazione da parte degli stessi cittadini libici che lei non può immaginare. 

Ma Gheddafi che relazioni instaurava con gli imprenditori italiani? La sua retorica anti-italiana non ha fatto mai mancare delle uscite irridenti….
"Il Rais è imprevedibile  per natura. Noi avevamo i telefonini sotto controllo e non sono poche le volte in cui le stesse linee telefoniche ci sono state staccate senza preavviso. La storia la conosciamo, spesso ha requisito i beni degli italiani e non andava certo per il sottile.  Purtroppo era un uomo imprevedibile e dovevi stare sempre attento a quel succedeva".

Cosa si augura per la Libia?
"Spero che Gheddafi se ne vada e che l’Occidente possa intervenire in modo repentino. Se cade il Rais e la Libia va nelle mani degli integralisti, prepariamoci ad assistere alla trasformazione del Paese in un secondo Afghanistan. Il popolo non lo ha capito fino in fondo: il potere nella mani dei talebani porterebbe il Paese al collasso più completo".

Si sta sentendo con qualche amico libico?
"Da pochissimi giorni hanno ripristinato le linee. Con qualche amico sono entrata in contatto, ma ci diciamo solo “stai bene?”, “ti penso”, “ti voglio bene”. Non possiamo metterli in difficoltà, anche perché sanno di essere intercettati, ogni frase che lasciasse intendere un desiderio di fuga  potrebbe essere pericolosa".

Ritornerebbe in Libia?
"Sì, subito! Avrei voluto fare la volontaria al confine egiziano, ma occorre avere dei requisiti che non posseggo. Vorrei sapere in che condizioni versa la casa di Tajura, ma credo che l’abbiano o requisita o bombardata". 

Attibuzione - Non commerciale

   

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  • 85 babi

    Molto utili le informazioni di quest'articolo...purtroppo questi diasgi sono all'ordine del giorni per chi viaggia spesso e non. Neanche io ero a...

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  • serra antonio

    salve, vorrei sapere se nel comune di taviano nella marina di mancaversa in provincia si lecce si paga la tassa di soggiorno. grazie

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