Si fa presto a parlare di guerra

di Margherita De Quarto giovedì, 31 marzo 2011 ore 10:17
Gli studenti di scienze politiche di Bari si confrontano con i professori sulla questione libica

Bari - Forse qualcuno continua a domandarsi se la risoluzione e il conseguente attacco alla Libia da parte delle potenze occidentali sia legittimo o meno. A questo quesito e a molti altri sollevati dal recente conflitto libico, hanno cercato di rispondere alcuni docenti della facoltà di scienze politiche di Bari. Silvio Suppa, docente di scienza politica, Ornella Bianchi, docente di storia contemporanea, e Marina Castellaneta, docente di diritto internazionale, hanno sviscerato la questione nel corso di un seminario tenutosi nella suddetta facoltà e organizzato dal sindacato studentesco Link.

La Castellaneta affronta la faccenda in maniera tecnica, ma fortemente delucidante.
La risoluzione 1973 presa dal Consiglio di sicurezza va a rimuovere il divieto di usare la forza per legittima difesa, poiché gli Stati vengono “autorizzati ad usare tutti i mezzi necessari per mantenere la pace e la sicurezza”, e con l’espressione “tutti i mezzi” si intende anche la forza. Non viene designato lo Stato che debba avere il comando delle operazioni, perciò ciascuno Stato è libero di adoperare le misure che ritenga più consone, con la sola condizione di notifica al Segretario Generale, che in ogni caso non ha il potere di bloccare le operazioni. Questo porta chiaramente a degli interventi che la Castellaneta definisce “in ordine sparso”.

Al termine del proprio intervento sottolinea quanto pesi tale risoluzione dal punto di vista del diritto internazionale. “La comunità internazionale ha il compito di difendere le popolazioni civili e l’integrità territoriale, ma non di compromettere il diritto di una nazione di sopprimere le ribellioni. Chiaramente con questo non si vogliono giustificare le ribellioni violente, ma solo evidenziare quanto tale risoluzione sia stata assolutamente affrettata. Troppo presto è stato lasciato spazio all’utilizzo di ogni mezzo”.
Suppa si concentra invece sul carattere politico della faccenda. Il caso della Libia è quello di una quota rilevante di popolazione civile che per un difetto di rappresentanza sceglie, o si vede costretta a scegliere, di manifestare la propria criticità con un atto di forza, perciò “è scorretto usare il termine ribelli, poiché questi sono insorti”.
Poi passa a considerazioni politiche sulla Francia, chiaramente interessata al petrolio, ma non meno a riacquistare quel ruolo egemone già rivestito in passato. Tocca di volata il rifiuto della Germania, insito nel non voler diventare ancella di una Francia con troppa sete di potere, per poi scagliare un’aspra polemica contro il nostro Presidente del Consiglio, interessato più al lato economico della faccenda che a quello politico. Sempre pronto a trattare con l’una o con l’altra parte, purché ci sia guadagno.
Infine spiazza gli studenti con un elogio di una “destra intelligente e moderata”, che è quella francese, che vuol essere diretta erede di quella di stampo gaullista.
Riferendosi,poi, ai civili afferma: “di diritti umani si deve parlare sia che i civili combattano, sia che vengano dal mare”, perché come insegna Grozio, il fatto che vengano dal mare non ci dice che scappano da un luogo o da qualcosa, ma solo che sono uomini liberi nei confronti dei quali abbiamo il dovere dell’ospitalità.

Attibuzione - Non commerciale

   

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  • 85 babi

    Molto utili le informazioni di quest'articolo...purtroppo questi diasgi sono all'ordine del giorni per chi viaggia spesso e non. Neanche io ero a...

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  • serra antonio

    salve, vorrei sapere se nel comune di taviano nella marina di mancaversa in provincia si lecce si paga la tassa di soggiorno. grazie

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