Bankitalia: in Puglia cala l'industria ma regge l'export

di Marco Beltrami venerdì, 7 giugno 2013 ore 12:44
Crescono il meccanico, il farmaceutico e l'alimentare mentre flettono le produzioni tradizionali del made in Italy e del settore dei metalli
 

Non arrivano buone notizie dall’annuale indagine della sede di Bari della Banca d’Italia, in collaborazione con le altre della Puglia, sull’economia pugliese. Campanello d’allarme per l’industria, il cui fatturato si è ridotto nel 2012.  Dopo una crescita del 3% in ciascuno degli ultimi due anni, nel 2012 si è registrato un calo del fatturato a prezzi costanti del 2%: continua a crescere l'alimentare, il settore meccanico invece ristagna, mentre i settori del made in Italy, che risentono della concorrenza dei paesi a basso costo del lavoro, così come quelli della plastica e della siderurgia, fanno segnare una contrazione delle vendite. E' da sottolineare come gli investimenti continuino a diminuire (quelli fissi sono calati del 10% circa) sia per il basso utilizzo degli impianti che per il pessimismo sull'andamento della domanda che per il difficile accesso al credito. Il calo dell'attivita' economica - tra l'altro non accennano ad allentarsi le difficoltà nel settore delle costruzioni iniziate nel 2007 - ha determinato ovvie ripercussioni sul mercato del lavoro che pur in una sostanziale tenuta del numero degli occupati (+0,2% rispetto al 2011) ha visto diminuire del 3,2% le ore lavorate ( un calo inferiore rispetto alla media nazionale e meridionale) mentre il tasso di disoccupazione e' cresciuto del 2,6% attestandosi al 15,7%. L'incremento è dovuto, stando all'indagine, al maggior numero di uomini in cerca di lavoro dopo averlo perso e di donne senza precedenti esperienze lavorative. Infine è da rilevare che il credito alle imprese ristagna (0,1%) mentre quello alle famiglie consumatrici addirittura fa registrare una flessione (-0,7%), per la prima volta negli anni recenti. Inoltre le condizioni di accesso al credito sono rimaste tese e le banche continuano ad essereparticolarmente prudenti mentre la recessione ha provocato un deterioramento della qualita' del credito. E' invece diminuita la tensione sulla raccolta bancaria presso le famiglie e le imprese (+4,9%) indirizzandosi per quanto riguarda le famiglie ai depositi bancari mentre si e' attenuata, pur rimanendo positiva, sul versante delle obbligazioni.

Numeri “incoraggianti” dall’export che pur rallentando rispetto agli ultimi due anni, nel 2012 ha fatto segnare un +7,3% (a fronte di un +3,7% della media nazionale), garantendo una crescita che si concentra verso i paesi non Ue (14,%) mentre è quasi ferma (1,8%) nei paesi europei. Crescono il meccanico, il farmaceutico e l'alimentare mentre flettono le produzioni tradizionali del made in Italy ( tessile, abbigliamento, mobile etc.) e del settore dei metalli. Il quadro non è omogeneo tra tutte le imprese, nel senso che quelle più innovative e con maggiore propensione all'export hanno ovviamente risposto meglio alla crisi.

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  • 85 babi

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  • serra antonio

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