Crac Fondazione, perché nessuno è responsabile?

di Antonio Scotti lunedì, 12 marzo 2012 ore 13:17
Oltre 8 milioni di debito e centinaia di lavoratori a rischio disoccupazione. Chi ha sbagliato?

Teatro Petruzzelli

Non un cenno, solo qualche mormorio.  E alla fine tutti sorpresi per aver trovato quello che nel vox populi era più che un sospetto. Il buco di oltre 8 milioni di euro nei bilanci della Fondazione Petruzzelli sta mettendo in pericolo lo stato del politeama di corso Cavour. Una vicenda che rivela una gestione folle delle risorse pubbliche, con un vorticoso aumento del debito prodotto negli anni, tanto da rischiare di portare tutto alle deriva se non si deciderà d’intervenire con una ricapitalizzazione. Come se non bastasse, il PdL ha convocato una conferenza stampa che getta un’ombra inquietante sulle possibili connessioni esistenti tra quadri dirigenti dell’ente lirico, organismi sindacali e le relative politiche assunzionali della Fondazione. La Cgil presenterà presto un ricorso alla Procura in modo tale da togliere ogni velo di sospetto sulla professionalità dei lavoratori. Ma più che sul destino delle centinaia di persone (tutte necessarie?) assunte dalla Fondazione, ciò che in questi giorni sta facendo discutere è la responsabilità di quello che è avvenuto. 

Michele Emiliano, presidente della Fondazione, dopo aver compreso che il cda gli aveva voltato le spalle, ha iniziato ad invocare il commissariamento, quasi fosse un soggetto estraneo a quello che si stava determinando. Il ministro Lorenzo Ornaghi ha deciso di commissariare l'ente lirico perché non ci poteva essere altra soluzione e, immaginiamo, senza dover mediare con alcuno la sua scelta. Il giorno dopo la decisione del dicastero delle Attività Culturali tutti a gridare “lo avevamo detto”. Ma quello che stentiamo a comprendere è come si possa essere prodotta una situazione del genere senza che nessuno, ripetiamo nessuno, abbia mai avuto la percezione di nulla. 

Insomma, è possibile che un ente pubblico quale la Fondazione produca un buco di 8 milioni di euro e nessuno si ritiene responsabile, anche solo politicamente, di un risultato così disastroso? Il vecchio consiglio d’amministrazione ha lamentato di non essere stato messo a conoscenza delle vere voci di costo del bilancio e allora ci chiediamo: perché non si è sollevato subito il problema? perché in tre anni si è passati da cinque milioni ad oltre otto milioni di debito. Così come ci chiediamo perché la spesa del personale sia lievitata in modo esponenziale tra il 2009 e il 2011, passando da quasi 3 milioni ad oltre 7 milioni di euro? Dovevamo aspettare che il governo Monti nominasse due consiglieri per capire che il deragliamento del treno sarebbe stato prossimo?
 
Ora, è bene che si chiarisca un punto. Nessuno cerca crocifissi, ma è necessario che politicamente ci si assuma la responsabilità quando si manifestano errori così grossolani di gestione. E’ intollerabile che con il denaro pubblico si possa fare qualsiasi cosa senza che nessuno, ripeto nessuno, voglia assumersene le responsabilità. Forse arriverà una ricapitalizzazione che aggiusterà ogni cosa, ma le parole di Fuortes suonano come un campanello d’allarme: “La Fondazione ha vissuto ben al di sopra delle proprie possibilità”. Questo deve iniziare ad essere un problema. Gli enti pubblici, specie quando culturali, non possono funzionare come una cassa sempre aperta. Se ci sono 100 euro, si deve spendere per 100 euro. E non per 100mila
E chi ha pensato di utilizzare il portafoglio pubblico come un bancomat sempre aperto è bene che paghi politicamente (e non solo, ma qui la palla passa alla Procura). Le schermaglie tra partiti hanno il sapore di sciacallaggio, soprattutto perché in gioco c’è il destino di centinaia di lavoratori, forse gli unici che pagheranno e che vanno difesi

Ma da questa triste pagina non se ne esce solo con una ricapitalizzazione. Serve un nuovo modello di gestione, contrassegnato da trasparenza, efficacia e competenza. Senza possibili sovrapposizioni di ruoli e con una idea chiara sulla direttrice da percorrere sia sulla produzione artistica che sull’immissione di personale a sostegno dell'ente. Ma che tutto finisca senza che qualcuno possa dirsi responsabile di un risultato così disastroso non è assolutamente accettabile. Gli errori sono figli di scelte e chi le ha prese deve riconoscere di aver sbagliato. Chi inizia?



Attibuzione - Non commerciale

   

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  • 85 babi

    Molto utili le informazioni di quest'articolo...purtroppo questi diasgi sono all'ordine del giorni per chi viaggia spesso e non. Neanche io ero a...

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  • serra antonio

    salve, vorrei sapere se nel comune di taviano nella marina di mancaversa in provincia si lecce si paga la tassa di soggiorno. grazie

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