Ilva, l'utopia del risanamento

di Beppe Stallone giovedì, 27 settembre 2012 ore 10:14

I giudici impongono di fatto il blocco alla produzione, ma il punto è che l'Ilva finora ha messo sul tavolo solo 400 milioni di euro per il risanamento del siderurgico, cifra assolutamente insufficiente. E allora perché non concentrare gli sforzi di Regione, Governo, Europa, sindacati e cittadini per una riconversione industriale?

Ilva, camino e312

Taranto in questi giorni è una polveriera. E non solo per le polveri, in senso stretto, che dai parchi minerari si posano sui balconi ed entrano, silenziose e letali, nelle case del rione Tamburi, ma perché è pronta ad esplodere. Il no del Giudice per le indagini preliminari, al piano di risanamento presentato dall’Ilva, ha innescato la reazione di alcuni dipendenti. Plateale come quella di 9 operai saliti sul camino E312 a 60 metri da terra. Abbiamo figli, famiglia e mutuo hanno scritto in una lettera consegnata ai sindacati. Certo non c’è dubbio che il no alla produzione, anche minima, lancia luci sinistre sul futuro occupazionale di circa 15mila dipendenti del siderurgico. Il punto è che molti tarantini, operai dell’Ilva compresi, la famiglia non ce l’hanno più, avendo perso per strada padri, madri e fratelli uccisi dal mesotelioma pleurica o da altre patologie collegate in qualche modo all’inquinamento ambientale. E alcuni di loro stanno procedendo con una class action contro l’Ilva.  
La Cisl e la Uil proclamano lo sciopero la Cgil no. Il sindacato è spaccato, la città è spaccata e la possibilità di coniugare armoniosamente ambiente e lavoro, propagandata da azienda e istituzioni, appare sempre più una utopia. Un non-luogo appunto. Un ambiente sano con un polo siderurgico del genere, non può esistere, se non in un non-luogo.
Ma allora non è possibile risanare l’Ilva? E’ l’obiezione che ci verrebbe subito mossa. Certo, è possibile. Il punto è che non bastano i 400 milioni di euro messi sul tavolo da Riva, a cui possiamo aggiungere anche quelli che si potrebbero movimentare dall’Europa, come sottolineato nella sua visita a Bari, dal vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani. Ai 400  ne potremmo aggiungere quindi, subito, altri 500. A questi si possono ancora sommare gli altri 360 messi sul tavolo dal governo (per la verità non servono per il risanamento dell’Ilva in senso stretto ma per il risanamento di diverse zone di Taranto). Ma ipotizziamo pure che possano in qualche modo rientrare nel risanamento dell’area siderurgica. Arriviamo a poco meno di 1 miliardo e 400. A questo punto ipotizziamo che in un impeto di generosità calcolata, il patron Riva metta pure altri 100 milioni sul tavolo. Che succede? Nulla perché per risanare il siderurgico occorrono, ci suggeriscono gli esperti, non meno di 4,5 miliardi di euro.
Bene, a questo punto, quanto conviene a mister Riva, tirare fuori dal tesoro accumulato in questi decenni, una cifra che difficilmente potrà recuperare prima di 4-5 anni?
Azzardiamo uno scenario. Ilva chiude non perché glielo impone la magistratura, questo dovrà farlo e basta. L’Ilva  chiude perché non ha alcuna intenzione di spendere così tanti soldi per risanare tutto.
E allora a questo punto, se così fosse, gli sforzi della Regione Puglia, del governo e dell’Europa perché non indirizzarli ad una riconversione industriale?  I fantasmi di una Bagnoli-bis ci possono anche essere, tocca però a istituzioni, sindacati, cittadini di Taranto, unire le forze per avviare e realizzare nel capoluogo ionico un polo produttivo alternativo. Per produrre acciaio l’Ilva compra carbone,  e non mi pare ci siano giacimenti nell’area ionica. Per produrre energia pulita ci sono risorse di cui la Puglia è naturalmente dotata, sole e vento. Non è un caso che il governatore pugliese abbia accompagnato lo sviluppo  della produzione di energie rinnovabili a tal punto da fare della Puglia una regione  leader nel settore. E i lavoratori del siderurgico?  Con l’aiuto temporaneo di ammortizzatori sociali potrebbero essere formati e imparare ad utilizzare nuove tecnologie per la produzione di energie alternative e pulite. Non dimentichiamoci che a pochi chilometri da Taranto, a Grottaglie esiste l’Alenia che continua a richiedere figure professionali da assumere a tempo pieno.  E allora quale è l’utopia? L’Ilva che rinuncia al business, ai risparmi accumulati e decide di mettere sul tavolo 5 miliardi di euro per risanare o Regione, Governo, Europa, sindacati e cittadini di Taranto che lavorano da subito per un progetto industriale che guardi non solo al futuro occupazionale degli operai del siderurgico ma anche a quello dei nostri figli e nipoti? I soloni dell’industrialismo, i teorici della grande industria, storceranno il naso, noi per ora ce lo tappiamo insieme ai residenti del quartiere Tamburi per evitare di inalare le polveri mortali.

 

 

Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo

   
  1. Lorussso Isa 27 settembre 2012, ore 14:27

    Bell'articolo. Bravo!

Mostra tutti i commenti

Inserisci un commento


Bari social




Commenti recenti

  • 85 babi

    Molto utili le informazioni di quest'articolo...purtroppo questi diasgi sono all'ordine del giorni per chi viaggia spesso e non. Neanche io ero a...

    Mostra articolo
  • PeterurgesEF Peterurges

    Предлагаем свои услуги...

    Mostra articolo
  • serra antonio

    salve, vorrei sapere se nel comune di taviano nella marina di mancaversa in provincia si lecce si paga la tassa di soggiorno. grazie

    Mostra articolo



Login

Se non sei iscritto, registrati subito!