Dalla Russia con rigore, dalla Puglia con creatività

di Beppe Stallone giovedì, 24 maggio 2012 ore 11:00

Terminata la VI edizione del Festival dell’Arte russa a Bari, Rocky Malatesta traccia un bilancio e delinea un quadro di interventi per rendere Bari e la Puglia appetibili all’imprenditoria russa. E’ necessaria la formazione per offrire al turista dell’Est un’accoglienza eccellente

Rocky Malatesta (al centro), cerimonia di inaugurazione del Festival

Bari - Una settimana di incontri, mostre, rassegne cinematografiche, concerti, balletti. La Vi edizione del Festival dell’Arte russa ha chiuso i battenti da qualche giorno ed è tempo di bilanci. Lo facciamo con Rocky Malatesta che, anche se quest’anno non ha ricoperto ruoli istituzionali se non quello di consigliere del Sindaco di Bari per la Russia, da 8 anni a questa parte è stato anello di congiunzione fra Bari e Mosca, fra la Puglia e la Russia. Il Festival quest’anno è stato diretto per la prima volta da Evelina Giordano e ha portato con sé una ventata di novità, di curiosità, di cultura en plein air, relativa non solo alle mostre degli artisti dell’Istituto Surikov di Mosca e di quelli dell’Accademia delle Belle Arti di Bari. Un Festival che per il secondo anno, ha fatto tappa nella splendida Polignano a Mare, raccogliendo applausi e consensi di pubblico. Ne è uscita rafforzata l’intesa nata anni fa, fra la Fondazione Nikolaos, presieduta da Vito Giordano e la Fondazione russa delle Iniziative Sociali e Culturali presieduta da Svetlana Medvedeva, oltre alla Direzione dei Programmi Internazionali del ministero della Cultura russa coordinata da Tatiana Shumova.

DOMANDA. Malatesta proviamo a fare un bilancio della settimana dell’Arte russa a Bari?

RISPOSTA . Come consigliere del Sindaco di Bari, come Amministrazione comunale, non possiamo che essere soddisfatti perché ormai il Festival è diventato un evento atteso dalla cittadinanza barese quindi siamo fiduciosi che anche le prossime edizioni potranno avere dei riscontri straordinari. Si è elevato molto il livello dell’offerta culturale portata dagli amici della Fondazione russa presieduta dalla signora Medvedeva e sicuramente possiamo ben dire che la famiglia italo-russa che 6 anni fa ha intrapreso questa esperienza sta crescendo in termini esponenziali. Come è noto durante il Festival avvengono dei “corto circuiti” molto importanti, non da ultimi proprio la presenza a Bari, volutamente contestuale, di due sindaci di importanti città dell’anello d’oro di Mosca, il sindaco di Vladimir e il sindaco di Kostroma, che hanno sottoscritto degli accordi preliminari propedeutici a un gemellaggio che avverrà a dicembre. E con loro un corollario di amici del festival e della settimana russa dedicata ovviamente alla festa ortodossa di San Nicola che si celebra il 22 maggio. Proprio in questa settimana ci sono stati degli arrivi importanti di cittadini russi che hanno trovato una città tappezzata con i loro colori, con la loro arte, con la loro tradizione. Quindi siamo assolutamente soddisfatti, ma siamo anche un po’ preoccupati perché i noti tagli che ci sono e ci saranno probabilmente anche al settore culturale, ci fanno presagire un futuro non roseo dal punto di vista del sostegno ad iniziative come queste. Quindi siamo in attesa di capire cosa succederà già dal prossimo dicembre per la III edizione del Festival pugliese che si terrà a Mosca e dintorni. Certo sarebbe un peccato interrompere un percorso così rilevante non solo dal punto di vista di scambio culturale ma anche di tessitura di relazioni istituzionali e anche economiche. Sia a Bari che a Mosca il seguito di rappresentanti di banche e di grandi imprese è notevole.

D. Lo scambio di esperienze artistiche fra Bari e Mosca cosa ha prodotto finora a livello di business?

R. Di certo non si può dire che il Festival dell’Arte russa nasce per creare dei matching veri e propri fra domanda e offerta, sicuramente crea un contesto che potrebbe facilitare queste iniziative imprenditoriali, crea un’armonia, un’empatia reciproca, ma il Festival porta qui diverse persone importanti. Rispetto a questo bisogna ragionare e organizzarsi molto bene.  Parlo di istituzioni e associazioni di categoria locali perché  è arrivato il momento, forse anche per l’accelerare della crisi economica, che si definiscano dei Paesi strategici come appunto è la Russia. E su questi Paesi-target si dovranno costruire dei tavoli inter-istituzionali, penso al Comune, alla Camera di Commercio, alla Regione Puglia, per istituire una strategia comune, ovviamente pluriennale, nella quale si creino le condizioni per poter essere appetibili per l’imprenditoria estera. Lo sviluppo del territorio immediato e importante non passa attraverso la vendita del pomodoro o del prodotto da forno. Ci sono già state queste esperienze, le abbiamo già praticate negli scorsi anni come sportello Russia della Camera di Commercio. Ora sono necessari grandi progetti, penso all’urbanizzazione, allo sviluppo dell’area dello stadio San Nicola, alle grandi possibilità a livello immobiliare e turistico. E queste passano attraverso una capacità di creare una progettualità seria da presentare e quindi è necessario non un solo ente ma che tutti  gli enti facciano uno sforzo di buona volontà. Bisogna rendersi conto che molti capitali non ci sono più nel nostro territorio, che si ha bisogno di investimenti stranieri e che sicuramente per quanto riguarda Bari e la Puglia questi investimenti non possono che venire  dall’Est, dal mondo ortodosso, da chi guarda la Puglia e Bari come una terra davvero importante dal punto di vista spirituale e non solo.

D. Cosa manca alla Puglia a livello di infrastrutture e strutture ricettive per essere all’altezza della domanda proveniente dai Paesi dell’Est?

R. La Puglia si connota come regione di un turismo rurale, del benessere, slow, naturalistico perché è la nostra vocazione. Immaginare la Puglia come una costa dell’Alto Adriatico non solo è una pura follia ma commetteremmo un errore anche dal punto di vista strategico. Certo ci sarebbe la necessità di altre infrastrutture. I collegamenti via terra per una regione così stretta e lunga non sono eccezionali, la Puglia è collegata solo per metà con l’autostrada. Ci vorrebbe qualche struttura ricettiva di eccellenza, sono pochissime quelle a 5 stelle. Bari finalmente fra qualche settimana ne avrà. Tantissimi personaggi del mercato dell’Est molto spesso per le giornate di San Nicola tendono a soggiornare nei resort a 40-50 chilometri dal capoluogo, dove godono di servizi di alto livello e vivono però lontani dal capoluogo. Più che infrastrutture, la Puglia si deve qualificare maggiormente per i servizi. Soprattutto l’accoglienza. Ci deve essere un salto di qualità nella formazione del personale, nella formazione linguistica, nella formazione di servizi di alto e medio livello, creazione di eliporti,  servizi di auto di lusso, sviluppo del settore del golf che è trasversale e non conosce stagionalità e sviluppo soprattutto di quelli che sono i servizi legati all’offerta integrata del territorio con i grandi eventi e con l’enogastronomia. Le strutture ricettive non devono essere dei semplici alberghi, ma promotori di una serie di servizi ad essi annessi che possano soddisfare a 360 gradi i bisogni e le necessità del turista, che ormai conosce e confronta la qualità dell’offerta in tutto il mondo.

D. Per gli imprenditori pugliesi quale può essere invece il settore più interessante da poter sviluppare in Russia?

R. Qui tocchiamo un tasto dolente, perché i nostri imprenditori non amano andare in giro per il mondo a investire e portare i loro capitali. Ci sono stati esperimenti nei territori oltre Adriatico. I settori migliori comunque dove potremmo trasferire il nostro know how potrebbero essere la meccanica, l’Ict (Information and Communication Technology), nel territorio di Bari ci sono trecento imprese di eccellenza e poi le energie rinnovabili.

D. Torniamo alla cultura, quale è il valore aggiunto che può dare la Puglia alla Russia e viceversa?

R. La vocazione spirituale per San Nicola è un collante straordinario. Abbiamo fra Italia e  popolo russo una tradizione simile nella musica classica, poi la grande letteratura che ci accomuna e che ci differenzia rispetto ai rapporti con altre nazioni. Sono certo che l’interesse costante e crescente dei russi e dei cittadini di area ortodossa per la nostra regione è un interesse sincero, reale, dettato soprattutto dal fatto che la Puglia dimostra un grande senso di ospitalità, una capacità di offrire dal punto di vista enogastronomico delle eccellenze e soprattutto negli ultimi tempi, la capacità di organizzare  il comparto degli eventi e  quello culturale che rappresentano un binomio imprescindibile dell’offerta.

D. E dalla Russia cosa abbiamo da imparare?

R. La Russia è uscita negli ultimi anni dal guscio dell’imposizione ideologica di certe produzioni artistiche. Abbiamo da imparare il rigore che loro utilizzano nell’esercizio della propria professionalità artistica, l’importanza della scuola che è una caratteristica dei Paesi dell'Est.

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