Bari in Jazz, Ottaviano si dimette in rotta con la Regione

di Gianvito Rutigliano giovedì, 31 maggio 2012 ore 18:53

A un mese dalla rassegna barese che vedrà esibirsi artisti del calibro di Chick Corea, Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette, il sassofonista barese lascia il posto di comando. "Non ho più rapporti con l'assessore Godelli. Nemmeno Puglia Sounds mi ha cercato. Mi sono sentito scavalcato"

Bari - Doveva essere una delle edizioni più importanti, con nomi altisonanti del panorama jazz mondiale (Chick Corea e Keith Jarret su tutti). Invece le dimissioni del direttore artistico Roberto Ottaviano rischiano di scuotere dalle fondamenta la rassegna "Bari in Jazz", presentata pochi giorni fa (leggi il nostro articolo) e in programma a luglio.

Le ragioni della decisione sembrano più legate al metodo e al modo di fare cultura in Puglia. Con obiettivi ben evidenti nelle parole del noto sassofonista barese.

DOMANDA.  Nella sua nota con cui dà l'addio a Bari in Jazz si evincono diversi problemi. Sono ragioni artistiche ad averla spinta ad abbandonare la rassegna dopo otto anni?

RISPOSTA. La questione artistica c'entra fino ad un certo punto. Il valore degli artisti coinvolti non lo discuto, per carità. Sono le modalità con cui sono stati coinvolti che non hanno rispettato la mia figura.

D. Si è sentito scavalcato come direttore artistico?

R. Certo, e non è stata nemmeno la prima volta. Almeno nelle scorse edizioni l'organizzazione aveva il mio tacito consenso per la scelta di chi potesse essere utile a raccogliere le sinergie giuste per comporre il programma.

D. Perdoni la domanda, ma se non è il direttore a scegliere il parterre, chi se ne occupa?

R. Diciamo che esistono organizzazioni che si occupano di musica nel territorio in maniera preponderante (Puglia Sounds, ndr), tra vincoli chiari e altri indiretti, utilizzando manovre che non tengono conto di chi in questa regione è sempre stato presente per renderla grande.

D. Tensione con la Regione Puglia?

R. La Regione in effetti è stata la più presente. Nelle prime due - tre edizioni c'è stato dialogo e condivisione di una strategia. Ma negli ultimi anni, per dire, non ho praticamente più avuto alcun rapporto con l'assessore Silvia Godelli con cui prima c'era un contatto assolutamente diretto.

D. "Bari in Jazz" vede coinvolti anche Comune e Provincia. L'hanno chiamata dopo la sua decisione?

R. I rappresentanti degli altri Enti sì.

D. E con l'assessore Godelli o con il direttore di Puglia Sounds Princigalli?

R. Non ho sentito nessuno.

D. Nel comunicato dice esplicitamente di uscire di scena "lasciando presenze ed "ombre" familiari ad aggirarsi sulla scena". L'accusa sembra piuttosto circostanziata...

R. Ognuno prende le proprie scelte, legittimamente, autorizzato da una carica politica. Ma il buon senso imporrebbe di guardarsi intorno e guardare cosa c'è, affidandosi a chi è stato artefice finora dell'organizzazione dell'evento. Non è mai di troppo un incontro in più, ma non è andata così. Per un'evoluzione della rassegna e della scena musicale sarebbe stato utile un diverso coinvolgimento. Tutto si rovina se questo manca e interviene un modo di fare autoritario, con logiche che non appartengono all'arte e alla cultura.

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