Colasanto (asl BA): vorrei più coesione fra chi rischia il posto in sanità

di Fortunata Dell'orzo sabato, 15 ottobre 2011 ore 09:31
Il dirigente che ha minacciato di autodenunciarsi per interruzione di pubblico servizio non abbassa la guardia sulla situazione d'emergenza in cui versa la Sanità pugliese

Mimmo Colasanto

Un gesto estremo, eppure di grande civiltà e coraggio. Mimmo Colasanto, direttore generale della ASL Bari, aveva minacciato di  autodenunciarsi  alla Procura per interruzione di pubblico servizio.
“Ma è valsa la pena fare questo annuncio: la regione ha preso atto che siamo fuori di 1800 dipendenti, almeno. E che qui lavorano, per un numero uguale di pazienti,  un quarto delle risorse  del Nord Italia” ci dice ricordando l’episodio del 3 ottobre.
In effetti l’assessore Tommaso Fiore è volato a Roma, per trattare con il Governo la possibilità di derogare alla legge 122, che fissava un tetto alle risorse destinate alla sanità pari al 50 per cento di quelle disponibile nel 2009.
“Siamo ad una vera emergenza: così come stiamo non siamo in grado di garantire il minimo di assistenza medica”. E in questo dobbiamo inquadrare le lunghe liste di attesa, di due o tre anni,  così popolari sui giornali, così spesso usate a sproposito per parlare male della sanità pugliese.
Un’emergenza infinita che però inizia almeno da una ventina d’anni: nei primissimi anni 90, ai tempi delle gestioni allegre del vecchio pentapartito, quando, ad esempio, sorse l’astro di Ciccio Cavallari,  il re delle cliniche in convenzione, che lucrava sulle emodialisi, pagava i malavitosi e affittava l’oncologico alla regione per un centinaio di miliardi di vecchie lire all’anno.
Ma il cinguettio fra Fitto e Vendola non potrebbe produrre qualche benefico effetto anche in sanità?
Su questo Colasanto glissa elegantemente e siamo noi allora che aggiungiamo  che il Ministro Fitto si sta facendo un vanto per aver restituito alla Puglia il denaro dei Fondi Fas, che del resto spettavano di diritto alla regione. Ma sulla sanità….
“Tenga conto che rischiamo di perdere quei 500 tra medici e infermieri le cui assunzioni sono state cassate dalla Corte Costituzionale. E su questo vorrei dire che mi sarei aspettato più coesione e senso di partecipazione da parte di questi professionisti, la cui mancanza in organico rischia di far saltare l’intero sistema. Invece ognuno sta pensando per sé. A far ricorso per conto proprio.  E di questo sono rimasto alquanto deluso”, conclude amareggiato Colasanto.
Un’emergenza infinita e preoccupante che penalizza le non rare eccellenze della sanità pugliese: un’emergenza cui ha senz’altro contribuito quel malaffare su cui ormai da qualche anno indaga la magistratura.

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