Bridgestone fabbrica della morte? "Più amianto che alla Fibronit"

di Gianvito Rutigliano martedì, 10 aprile 2012 ore 10:04
Un responsabile per la sicurezza in pensione racconta dell'industria di pneumatici nella zona industriale barese, tra centinaia di morti sospette per malattie legate ai materiali utilizzati in lavorazione e migliaia di cause di lavoro

La Bridgestone di Bari-Modugno

Bari - Duecento colleghi morti per cancro, asbestosi, melanoma, mesotelioma. Mille cause di lavoro per il riconoscimento dei benefici pensionistici da legge 257/92: un sostegno maggiore per chi ha lavorato con l'amianto. E tante accuse a sindacati, Inail, ma soprattutto all'azienda. La Bridgestone per Vito Vasiento, responsabile sicurezza dal 1980 al 2003 e ora in pensione, significa tutto questo. Gli operai per decenni sono stati a contatto con materiali tossici di lavorazione, benzina e nerofumo, scarti di produzione, stando ai dati forniti, in una sorta di fabbrica della morte pari alla Fibronit di Bari. O addirittura di più, se è vero che l'industria del quartiere Japigia del capoluogo contava su 40mila metri quadri di amianto e l'industria di pneumatici ne ha centinaia di migliaia di metri quadri, pur in fase di smaltimento non ancora terminato.

L'esposizione all'amianto - "La presenza dell'amianto non è necessariamente pericolosa. La pericolosità dipende dallo stato di conservazione dei manufatti in fibrocemento e dal grado di libertà delle fibre. In definitiva dipende dalla possibilità che l'amianto possa aerodisperdersi ed interessare l'apparato respiratorio ed in particolare i bronchi, gli alveoli e la pleura. Può bastare una sola fibra per ammalarsi e quindi anche un secondo; per cui non si può parlare di tempo esposizione o di fibre di amianto inalato". Così ci hanno riferito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bari sulla correlazione tra amianto e patologie. È proprio sull'eventuale nesso di causalità tra morti e malattie che la questione Bridgestone prende corpo. L'azienda si dice certa che i valori siano nella norma e delle misure di sicurezza adottate per tutelare i propri dipendenti. E sulla base di queste certezze confermate, dopo quattro anni di indagine, la Procura di Bari a novembre scorso ha archiviato le prime accuse mosse al colosso giapponese per omicidio colposo, provocando le ire pure dell'Osservatorio nazionale amianto. Venti sono in totale i ricorsi dei familiari delle vittime a fronte di circa duecento morti, se non altro sospette.

I ctu del tribunale del lavoro - I contrasti tra le analisi sembrano rilevanti. Se i valori riportati dai tecnici per le cause penali non sono sembrati sufficienti a vedere riconosciuta la connessione tra le morti e l'uso di sostanze nocive, un giudizio diverso sembra arrivare dalle aule civili. Su mille cause intentate per ottenere benifici pensionistici per contatto con amianto, oltre cinquecento sono già stati i pronunciamenti favorevoli ai lavoratori ricorrenti. I consulenti d'ufficio del tribunale del lavoro hanno riconosciuto per questi episodi una rilevante presenza di materiali pericolosi, in apparente contrasto con i risultati di via Nazariantz. E il gran numero di cause pare aver mobilitato anche la Corte dei Conti: se la connessione era così evidente, si sarebbero potuti risparmiare numerosi processi, con aggravio di costi per il sistema, portando l'Inail a riconoscere subito il diritto.

La transazione - Sembrano poche le denunce rapportate ai casi anomali, ma non sono proporzioni casuali. Nei verbali di conciliazione al termine dei loro anni di servizio, migliaia di operai hanno ottenuto incentivi all'esodo sottoscrivendo un impegno a "non far valere nessun diritto o credito anche eventuale o di natura retributiva, indennità, risarcitoria, (...) anche riconducibile ad infortuni sul lavoro, malattie professionali e danni alla salute". Una sorta di silenzio "in cambio di quanto ci spettava", secondo Vasiento. Tutto avallato da rappresentanti sindacali e dell'associazione degli industriali.

La nostra inchiesta - La situazione è complessa e chiama in causa numerosi soggetti: dai dipendenti all'azienda, dai sindacati poco presenti all'Inail, ai giudici che si sono interessati delle questioni Bridgestone. Approfondiremo la questione nelle prossime settimane, sentendo altri protagonisti offrendo così un quadro esaustivo su una vicenda che presenta ancora troppi lati oscuri. Importanti saranno quindi anche i vostri contributi e le vostre esperienze.

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

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  • 85 babi

    Molto utili le informazioni di quest'articolo...purtroppo questi diasgi sono all'ordine del giorni per chi viaggia spesso e non. Neanche io ero a...

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  • serra antonio

    salve, vorrei sapere se nel comune di taviano nella marina di mancaversa in provincia si lecce si paga la tassa di soggiorno. grazie

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