Bridgestone, la morte dell'operaio barese è colpa dell'amianto

di Gianvito Rutigliano mercoledì, 13 giugno 2012 ore 00:39

Una nuova sentenza del tribunale del lavoro ricollega il decesso di un operaio alla presenza di asbesto nella fabbrica barese, riconoscendo la malattia professionale. Porte aperte per le cause penali? La prima puntata della nostra inchiesta

La Bridgestone di Modugno

Bari - Ecco la prova dei sospetti, ecco il nesso di causalità che le famiglie degli operai deceduti per tumore cercavano. Ecco la dimostrazione di un sospetto terribile. Il tribunale del lavoro di Bari in primo grado ha riconosciuto la malattia professionale agli eredi di un lavoratore della fabbrica barese della Bridgestone, in una causa intentata contro l'Inail. È il secondo caso che coinvolge il colosso degli pneumatici e un suo ex dipendetne morto per mesotelioma pleurico, incontrovertibilmente legato alla presenza di fibre di amianto disperse nei capannoni della zona industriale a Modugno. "E i due non appartenevano allo stesso reparto" ci dice l'avvocato Pierpaolo Petruzzelli, difensore in entrambi i dibattimenti. Si attende il deposito delle motivazioni, ma la perizia affidata al consulente medico Mauro Carino non pare lasciare dubbi: l'esposizione all'amianto è stata al di sopra dei limiti imposti dalla legge.

Gli altri casi al tribunale del lavoro - Molti erano stati i pronunciamenti favorevoli ai lavoratori, ma per il solo riconoscimento dei contributi previdenziali per l'esposizione all'asbesto. Negli scorsi anni per il solo potenziale contatto con le fibre, pur senza il manifestarsi di malattie, l'Inps ha dovuto riconoscere a centinaia di operai l'anticipo di pensione o gli interessi in caso di pensione già raggiunta. Molto più importante è invece il riconoscimento della malattia professionale, legame netto dal punto di vista eziologico.

L'amianto oggi in Bridgestone - 5mila tetti in amianto, con una stima di 1milione e 750mila metri cubi in tutta la Puglia. Con una forte concentrazione nella zona industriale barese. Le cifre presentate dalla Regione in sede di presentazione del "piano amianto" per bonificare l'intero territorio sono impressionanti e gli ultimi risultati giudiziari preoccupano chi in Bridgestone ha lavorato decenni, ma pure chi ancora vi è occupato. Negli ultimi mesi, nonostante la messa in sicurezza svolta per legge, continuano da parte dell'azienda giapponese le richieste di autorizzazione per rimuovere i pannelli deteriorati. Va ricordato infatti l'analisi del Cnr che già avevamo riportato: "La presenza dell'amianto non è necessariamente pericolosa. La pericolosità dipende dallo stato di conservazione dei manufatti in fibrocemento e dal grado di libertà delle fibre. In definitiva dipende dalla possibilità che l'amianto possa aerodisperdersi ed interessare l'apparato respiratorio ed in particolare i bronchi, gli alveoli e la pleura. Può bastare una sola fibra per ammalarsi e quindi anche un secondo; per cui non si può parlare di tempo esposizione o di fibre di amianto inalato".

Il profilo penale - Le denunce per omicidio colposo da parte delle famiglie degli operai morti non hanno mai prodotto i risultati sperati in Procura. Dopo un incontro con i familiari delle vittime, Antonio Laudati aveva chiesto un nuovo coordinamento delle indagini, nonostante le difficoltà nel riconoscere la connessione tra i centinaia di casi e la mancanza di adeguata prevenzione da parte dell'azienda. Le due condanne all'Inail (in attesa di impugnazione) potrebbero essere una buona occasione per gli eredi di costituirsi parte civile. Nonostante la richiesta del pm di archiviazione, su cui dovrà decidere il gip vista l'opposizione ricevuta.

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  • 85 babi

    Molto utili le informazioni di quest'articolo...purtroppo questi diasgi sono all'ordine del giorni per chi viaggia spesso e non. Neanche io ero a...

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  • serra antonio

    salve, vorrei sapere se nel comune di taviano nella marina di mancaversa in provincia si lecce si paga la tassa di soggiorno. grazie

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