Sovraffollato e sotto organico: come (non) si vive al carcere di Bari

di Gianvito Rutigliano lunedì, 3 ottobre 2011 ore 08:37
Fino a diciotto detenuti in celle da sedici metri quadri. E un decesso insospettisce la procura

La casa circondariale di Bari (foto: maps.google.it)

Bari - Sei letti a castello da tre in una stanza. L'immagine non è sufficientemente impressionante, se non si aggiunge che la stanza è una cella, un quadrato di quattro metri per quattro, con molto meno di un metro quadro per detenuto. E se già questo basterebbe per spaventare, aggiungiamo che è l'ordinaria condizione nella casa circondariale di Bari. Al tavolo tecnico di lunedì al Ministero della giustizia si è cominciato a studiare soluzioni, ma l'attualità racconta un carcere oltremodo sovraffollato, con forte carenza di organico. "Non c'è un istituto in Puglia che rispetti i parametri internazionali - ci dice Domenico Mastrulli, vice segretario del sindacato di polizia pentitenziaria Osapp - I detenuti sono 4.500 rispetto a una capienza di 2.550, sono il 90% in più delle altre regioni e le unità di polizia sono 600 in meno, tra uomini e donne, rispetto alle esigenze". In particolare, addetti maschi sono stati utilizzati anche nel settore femminile, per quanto l'amministrazione ci tiene a precisare "solo al cancello d'ingresso". E poi la conferma: "Dopo la rivolta di agosto al Cara la situazione si è ancor più complicata".

La struttura - I lavori di ristrutturazione della seconda sezione sono partiti ad aprile e il dirottamento dei ristretti nella terza non ha risolto i già gravi problemi di sovraffollamento, definito "ormai cronico ed altamente critico" dalla relazione inviata dal direttore del carcere  a Ministero, Provveditore dell'amministrazione penitenziaria e tribunale di sorveglianza. La seconda sezione era la più affollata, con 250/270 detenuti da dirottare altrove. Nel terzo settore, originariamente adibito all'alta sicurezza, oggi si trovano detenuti del clan Strisciuglio al secondo piano, detenuti comuni di clan contrapposti al primo piano e 60/64 prigionieri in tre celle del piano terra, in attesa di destinazione definitiva. Emblematico è che una delle tre è stata ricavata temporaneamnte dallo spostamento dell'infermeria nell'aula scolastica, per l'interruzione dei corsi ad agosto. Non va meglio negli altri settori, con dieci persone in celle da sei/sette e sette/otto (da alta sicurezza) in stanze da quattro.

"Svuotare l'oceano con un secchiello" - E' questa la metafora scelta dal direttore dell'istituto barese nel rapporto ai vertici locali e nazionali, per rispondere alla proposta generica di uno sfollamento. La maggioranza dei detenuti è da media sicurezza e la riapertura della stagione processuale non fa altro che mantenere costante l'afflusso, anche solo per l'ingresso degli assegnati temporaneamente per incombenze giudiziarie. Più di venti nuovi ospitati varcano il portone di corso Alcide De Gasperi ogni giorno. Le richieste per migliorare la situazione prevedono, invece, un trasferimento notevole di detenuti, dalle ristrette del settore femminile a circa 90 da media sicurezza del clan Strisciuglio e altri opposti ai Parisi-Capriati-Diomede-Di Cosola. Inoltre è impossibile contenere anche i colpiti da arresto in via precauzionale, da tenere in altre sedi.

Quella morte sospetta - E' notizia della settimana scorsa il decesso di un detenuto nordafricano, per cause naturali. Ma la folle condizione del carcere barese probabilmente ha insospettito la magistratura che pare aver aperto un fascicolo per approfondire il caso. Un gran numero di carcerati in più si è registrato ad agosto dopo gli scontri tra forze dell'ordine e i ragazzi del Cara che disperatamente chiedevano documenti e umanità nel centro, in una giornata di blocchi stradali, ferroviari e violenze. La denuncia di destabilizzazione nell'istituto da parte degli extracomunitari e di ulteriore sovraffollamento viene però stoppata dall'amministrazione che riferisce del trasferimento di tutti i protagonisti dei disordini in altre sedi penitenziarie.

Si preme per la realizzazione di una nuova sede a Carbonara, di cui si parla da tempo. La via, forse, per una prima soluzione a un prolema "incancrenito".

Attibuzione - Non commerciale

   

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