Minacce, privacy e una sede quasi vuota: Croce Rossa barese non ci sta

di Gianvito Rutigliano martedì, 4 ottobre 2011 ore 12:12
Un'inchiesta sull'assenteismo di 23 dipendenti ha falcidiato la sede dell'ente. E quelli rimasti si sentono sotto attacco

La sede barese della Croce Rossa

Bari - Un procedimento penale iniziato da quasi tre anni ancora oggi indirettamente porta pesanti conseguenze a un'organizzazione importante come la Croce Rossa. Per le difficoltà nel portare avanti il lavoro quotidiano, ma pure per l'onorabilità di lavoratori e volontari. Sono stanchi di quello che nei corridoi della sede di piazza Mercantile viene definito «un autentico stillicidio», fatto di minacce e accuse per chi è ancora al suo posto. Molti colleghi, infatti, oggi sono a casa per quell'indagine.

L'indagine su Croce Rossa a Bari - Era l'inizio del 2009 quando la procura di Bari, per decisione del pm Roberto Rossi, notificò l'avviso di conclusione delle indagini a ventitré componenti del comitato provinciale e regionale della Croce Rossa, travolti da una brutta storia di assenteismo e dalla pesante accusa di truffa. In mezzo, un po' di tutto, dall'uso improprio di auto blu, alle uscite dagli uffici in orari di lavoro, con l'aiuto di chi marcava il badge per gli assenti che hanno messo nei guai un capitano, diciotto marescialli e quattro dipendenti, rinviati a giudizio dal novembre scorso e inchiodati, secondo l'accusa, da riprese video inequivocabili. Da novembre 2010, dopo il rinvio a giudizio, il commissario straordinario di Croce Rossa Italiana Francesco Rocca ha deciso di sospendere i colleghi sotto processo, per dare un segnale forte e prendere le distanze dalla situazione.

Negli uffici - La mancanza di ventitré persone in un ufficio che contava su circa trenta dipendenti si è rivelata fin da subito lavorativamente drammatica. In attesa che la situazione si sblocchi, CRI ha pensato di coprire le assenze con altri cinque impiegati, divisi tra sede provinciale e sede regionale, al piano superiore della palazzina nel murattiano. Le conseguenze dell'esigua compensazione sono facilmente intuibili: chi non è stato toccato dal ciclone giudiziario si è dovuto reinventare in mansioni non proprie e alcuni uffici, come quello immatricolazione e patenti che seguono particolari iter burocratici per i propri mezzi, sono di fatto chiusi.

Lettere, minacce e accuse - In attesa del dibattimento giudiziale che si terrà il mese prossimo, i guai sembrano non essere finiti per CRI. Già all'indomani della conclusione delle indagini, sms minacciosi hanno fatto la loro comparsa. Offese e accuse personali a chi non è stato coinvolto dall'inchiesta sono stati continui e oggetto di regolari denunce alle autorità competenti. A fare ancora più scalpore sono alcune lettere (se ne contano finora meno di dieci) rigorosamente anonime, spedite alla Guardia di finanza, al comitato centrale dell'ente e alla Corte dei conti, oltre che ad alcune buche delle lettere personali. All'interno si leggono accuse tra le più disparate, legate a presunte irregolarità perpetrate negli anni da Croce Rossa barese e pugliese. L'indagine che ha portato allo scandalo assenteismo era partita, infatti, ad aprile 2008 col ritrovamento da parte della polizia di Bari Carrassi di 14 tonnellate di pasta avariata nel deposito dell'autoparco di CRI. I beni di prima necessità sarebbero dovuti essere consegnati a famiglie in difficoltà e invece erano rimasti a marcire. I controlli incrociati della procura non avevano però portato all'individuazione di alcun responsabile, sgonfiando l'ipotesi di reato. Nelle missive viene rilanciata la responsabilità proprio di alcuni lavoratori di Croce Rossa di Bari per questi fatti. I dipendenti vengono pure accusati di presunte irregolarità legate ad appalti ed assunzioni, producendo relazioni e documenti privati dell'ente che si potevano reperire solamente negli uffici della sede barese. In alcune righe, che presto saranno oggetto di denuncia, si fa riferimento addirittura a dati personali e sensibili di alcuni dipendenti, in palese violazione della legge sulla privacy.

Sui profili penali valuterà la procura. Certo è che lavoratori e volontari di Croce Rossa non hanno voglia di farsi intimidire. E la situazione dell'associazione rischia di aggravarsi.

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