Lesina Marina: lo Stato dell'arte, attendendo Governo e Ue

di Antonio Bucci martedì, 4 ottobre 2011 ore 15:13
Dalle analisi del sito al Piano degli interventi, fino chiusura della zona rossa. La mozione trasmessa al Governo e la paura della speculazione da scongiurare
Bari – Al Dicastero per gli Affari Regionali avranno presto un faldone in più. Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna ha trasmesso al Ministro Fitto la mozione urgente per gli interventi contro il dissesto idrogeologico di Marina di Lesina, approvata all’unanimità in Aula nella seduta del 27 settembre.
“Serve chiarezza tecnica” in materia, aveva tuonato il firmatario Francesco Damone (Ppt) in conferenza stampa. E in quella direzione va la relazione stilata ad hoc dall’assessorato alle Opere Pubbliche concordata col l’ing. Luigi Cicchetti. Qual è la reale entità del rischio? Quali le misure cautelative precedenti a livello amministrativo e tecnico? Quali i prossimi passi? Proviamo ad attraversarla.


LE CAUSE. Intanto la geologia pregressa del sito. I gessi sono rocce altamente solubili e la loro dissoluzione può dar luogo a processi di carsismo che si sommano alla precedente attività chimica esercitata sulle rocce, a seguito di condizioni geologiche diverse dalle attuali, ad esempio la variazione di livello del mare. L’acqua esercita un’azione di dissoluzione sulle pareti delle varie fessure presenti nella roccia, portando così al collasso delle cavità nei gessi e all’inevitabile azione di richiamo nelle sabbie sovrastanti, con una sorta di effetto clessidra. Da qui origine e ampliamento dei condotti sotterranei. 

Ora, questi elementi, nella zona della Marina, si sommano a particolarità del luogo quali la presenza di gessi già fortemente fratturati per stress tettonici (ovvero lo sforzo cui le strutture sono sottoposte a causa dei movimenti del sottosuolo) precedenti, la maggiore salinità dell’acqua, legata all’interferenza con l’acqua marina e l’esposizione quasi diretta agli agenti atmosferici, oltre alla presenza di acque i cui stessi percorsi sotterranei sono complicati dalla vicinanza del mare, del Lago di Lesina e del Canale Acquarotta. Ad aggravare il quadro, le analisi dell’Autorità di Bacino, compiute dal 2007, che parlano di presenza di formazione gessosa superficiale, oscillazioni della falda sotterranea, legate all’interazione con il mare e la laguna, e limitati spessori di copertura al di sopra dello strato gessoso. Lo stesso Damone poi, in conferenza stampa, raccontava di una deviazione del canale, a causa della quale ci furono infiltrazioni d’acqua nel gesso su cui è costruita l’area.


I PROVVEDIMENTI E LE PROPOSTE. L’Autorità di Bacino, con delibera del 2006, ha perimetrato il centro abitato di Marina di Lesina quale area soggetta a dissesto idrogeologico con pericolosità geomorfologica molto elevata. Poi, a novembre 2008, la dichiarazione dello Stato di Emergenza con decreto della Presidenza del Consiglio, cui sono seguiti più “disposizioni urgenti” nel corso del 2009, per l’attuazione delle quali “il Prefetto Nunziante ha proceduto all’istituzione di un Tavolo Tecnico con il coinvolgimento dell’Autorità di Bacino della Puglia, del Settore regionale della Protezione Civile, del Sindaco e dei tecnici del Comune di Lesina, dell’Ufficio Struttura Tecnica Provinciale (ex Genio Civile) e del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Foggia”.

A leggere il decreto prefettizio, già nel marzo scorso, alcune note comunali proponevano interventi in tema di “sconnessione idraulica” tra il canale Acquarotta e la zona abitata di Marina di Lesina, regimentazione delle acque piovane all’interno dell’area abitata, predisposizione di un piano di emergenza e impermeabilizzazione del canale.
Ad aprile il varo del Comitato Tecnico, presieduto dal Prof. Pasquale Versace, e la proposta di nuovi interventi da parte dell’Adb. A Giugno il Comune rilancia e propone la “Risagomatura degli argini del canale Acquarotta, per l’intero tratto confinante con il centro abitato”, l’utilizzo di un sistema di trabeazione “lungo il fronte orientale del centro abitato, finalizzato al contenimento delle acque profonde”provenienti dall’area del canale e  l’ “impermeabilizzazione dell’area limitrofa al centro abitato”


Quindi il Piano degli interventi, per una spesa complessiva, secondo il decreto prefettizio, di ben 16.250.000 euro, che recepisce proposte e direttive precedenti, riorganizzandole. Si parla di mappatura delle aree con diversa propensione al rischio, analisi di stabilità (“per verificare se l’edificio analizzato possieda una sua capacità di sopravvivenza per un periodo di tempo limitato alla durata dell’evacuazione” dopo eventuali sollecitazioni straordinarie) e classificazione degli edifici (divisibili tra: edifici che non possono essere in alcun modo agibili, quindi da demolire, agibili senza particolari interventi di salvaguardia o richiedenti limitate modifiche strutturali). E ancora interventi di impermeabilizzazione del canale e bonifica, e consolidamento degli edifici vulnerabili, purchè, appunto, richiedano “limitate modifiche strutturali”. Alla voce “strategia di valutazione da adottare nel caso degli edifici” in esame, il documento del Comitato è perentorio: è da ritenersi certo che gli edifici di Lesina Marina non siano stati concepiti con l’intento di dotarli di capacità di robustness (ovvero di rimanere stabile alla sollecitazione) e deve assumersi come improbabile che dinnanzi a tale sollecitazione straordinaria, le strutture mostrino duttilità.


LA CHIUSURA DELLA ZONA ROSSA. Come si è arrivati, allora, alla chiusura della zona rossa?
il Comitato Tecnico ha predisposto una relazione di sintesi, che prevede la divisione del territorio di Marina di Lesina in due zone distinte per il grado di pericolosità.
Quali i criteri? Formazione gessosa al di sopra della quota di fondo del canale e porzione di territorio sottoposta all’oscillazione di marea di maggior ampiezza. Nella stessa relazione è lo stesso comitato a chiedere che l’accesso alla Zona A (“che delimita i territori nei quali è presente almeno uno dei due fattori di rischio”) debba essere interdetto e che gli edifici compresi nella zona A non possano essere considerati agibili.


E ora? “La Regione Puglia è interessata a sapere al più presto, dalle Autorità nazionali competenti, quali sono gli interventi e le relative dotazioni finanziarie per mettere definitivamente in sicurezza Lesina Marina”, recita il promemoria dell’assessorato, la mozione urgente con la quale si chiede il coinvolgimento del Ministro Fitto e del Governo nazionale è stata trasmessa, così come l’interrogazione alla Commissione Europea degli eurodeputati Baldassarre e Silvestris per ottenere fondi specifici.
Resta da scongiurare la paura di eventuali speculazioni edilizie, che già negli anni ’80, raccontava Damone, imperversarono col nome di Carumba 1 e 2. “La delocalizzazione con l’aiuto finanziario dello Stato, pare essere ancora l´unica soluzione” dichiarava Amati a febbraio. È ancora l’unica? Alla prossima puntata.


(In allegato la Tavola della zona rossa e l'elenco dei condomini interessati)

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

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