La Spagna sul tetto del mondo: è tempo di verdetti

di Marco Beltrami lunedì, 12 luglio 2010 ore 13:27

Dopo la vittoria finale della Spagna, facciamo il punto sul Mondiale sudafricano

JOHANNESBURG - Onore alla Spagna, onore alla squadra per antonomasia, quella che ha sempre giocato a calcio e mai a calci, quella che ha sempre deciso di impostare il gioco non snaturandosi mai di fronte agli avversari, quella che è formata da 24 stelle dove Capdevilla, vale quanto Villa e dove anche Fernando Torres può accomodarsi in panchina se non è al top.

 

Onore a mister Del Bosque, un allenatore che forse non avrà l'appeal di Lippi, o di Loew, non sarà molto "loquace" come Maradona, ma che fa parlare i fatti, che preferisce lo spettacolo sul campo a quello in conferenza stampa. Alla fine questo mondiale, lasciatemelo dire con molte ombre (vuvuzelas, jabulani, errori arbitrali, scelte della Fifa a dir poco dispcutibili, flop clamorosi) si è concluso nella manier più giusta con la vittoria della squadra più forte, quella che anche ieri sera, ha resistito imperterrita alle botte degli olandesi (assurdi i falli di De Jong e Van Bommel) ad un arbitro oggettivamente imbarazzante, e alle giocate di Robben e Sneijder, due che sono stati capaci con le loro giocate personali di far arrivare l'Olanda in finale. Un mondiale che ha emesso numerosi verdetti: il calcio europeo è il più competitivo; le squadre africane sono inaspettatamente tornate indietro di 20 anni, sciupando la possibilità del mondiale giocato "in casa"; i calciatori più rappresentativi hanno fallito: Messi, Ronaldo, Ribery, Rooney, Kakà ecc.; le squadre che a livello giovanile hanno vinto di più si sono riconfermate: vedi Ghana, Germania e Spagna;e ultima è più triste sentenza il calcio italiano è in crisi nerissima.

 

Troppo facile notare il mancato ricambio generazionale rispetto al mondiale tedesco, la mancata valorizzazione dei giovani di casa nostra, e perchè no l'assenza di giocatori italiani di un certo livello nei nostri club più rappresentativi. Proprio per questo mi viene in mente un pensiero positivo: nella prossima rassegna iridata che si disputerà in Brasile, sarà difficile fare peggio (anche se in realtà si dovrà prima qualificarvisi). In bocca al lupo dunque a Prandelli e buon lavoro nella speranza che nella nuova nazionale oltre a Bonucci ci siano altri giocatori biancorossi.

Attibuzione - Non commerciale

   

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